Io, Miwa e le nostre due
amiche eravamo tutte eccitate all’idea di mettere finalmente piede in Giappone
per la prima volta nella nostra vita. Il sogno di anni che diventa realtà! Fin
da subito il Giappone si è distinto per la sua efficienza e praticità. Una
volta atterrate al Kansai International Airport, il controllo è stato
impeccabile, per come siamo abituati noi in Europa potrebbe risultare perfino
troppo meticoloso. In aereo ci erano stati consegnati dei foglietti da
compilare, erano stati distribuiti a caso dalle hostess, quindi alcuni erano in
inglese, ma altri in giapponese o in coreano, in ogni caso era abbastanza semplice
capire cosa richiedessero. Una volta atterrati, abbiamo preso una navetta che
ci ha portate al luogo del controllo passaporti per gli stranieri.
Usciti dalla navetta una
nuvola di disinfettante nebulizzato ci ha spruzzate. Subito dopo abbiamo varcato
la soglia dello stanzone dei controlli e ci siamo trovate davanti un uomo
munito di mascherina e guanti che indicava dove mettersi in coda. In un primo
momento quella parte di aeroporto è sembrata inquietante, faceva molto
laboratorio segreto, con tanto di stanza in cui tenere sotto osservazione i
possibili malati di MERS. (Per spiegare brevemente … come avrete sicuramente
sentito al tg, in Corea in questo periodo si è diffusa un’epidemia arrivata dal
medio oriente, quindi il Giappone ha istituito severi controlli per evitare il
contagio anche in patria. Per fortuna ora la situazione anche in Corea sembra
essere tornata sotto controllo.)
Una volta messeci in
coda, abbiamo aspettato il nostro turno per circa un’ora e mezza. Ammetto che è
stato molto stancante dopo il viaggio in aereo con uno scalo in cui abbiamo
atteso circa sei ore per il volo successivo che era in ritardo. La maggior
parte dei turisti in coda con noi erano coreani e se non altro è stato
divertente durante l’attesa perché loro ci guardavano incuriositi, così come
anche noi osservavamo attentamente loro, spesso tutti tirati e truccati,
soprattutto le ragazze, mentre noi sembravamo quattro barbone, completamente
distrutte dal viaggio e vestite a caso XD ciononostante qualche pazzo ci ha
pure provato, ma del disagio orientale parleremo in un altro capitolo, perché
in Giappone da quello che abbiamo visto, se sei straniera, devi aspettarti di
tutto XD
Poco prima del nostro
turno una signora addetta al controllo aiutava a correggere eventuali errori nei
foglietti compilati e indirizzava nella via giusta in cui mettersi in coda. Il
controllo consisteva in una foto scattata al momento, rilevamento delle
impronte digitali degli indici di entrambe le mani e controllo documenti, oltre
al ritiro di uno dei foglietti.
Passato questo controllo
siamo andate a ritirare le valigie che per fortuna erano tutte presenti anche
se un po’ ammaccate. Prese le valigie abbiamo passato l’ultimo controllo: una
brevissima intervista basata sull’ultimo foglietto da consegnare e un altro controllo
del passaporto.
Fatto ciò siamo uscite
nella zona più esterna dell’aeroporto, dove tutto profumava di disinfettante!
A questo punto abbiamo
tentato di seguire le indicazioni della nostra agenzia di viaggio: trovare un
uomo vestito di verde che vendesse i biglietti per Namba. Non abbiamo girato
molto per constatare che non c’era nessun omino verde, ma, subito davanti all’uscita,
c’era un grosso cartello con scritti gli orari e le mete dei pullman. Abbiamo
quindi preso i biglietti ad una praticissima macchinetta e siamo salite sul
pullman per Namba, partito perfettamente in orario.
foto: http://interestingengineering.com/kansai-international-airport/

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