domenica 9 agosto 2015

OSAKA primo contatto con il Giappone!

Io, Miwa e le nostre due amiche eravamo tutte eccitate all’idea di mettere finalmente piede in Giappone per la prima volta nella nostra vita. Il sogno di anni che diventa realtà! Fin da subito il Giappone si è distinto per la sua efficienza e praticità. Una volta atterrate al Kansai International Airport, il controllo è stato impeccabile, per come siamo abituati noi in Europa potrebbe risultare perfino troppo meticoloso. In aereo ci erano stati consegnati dei foglietti da compilare, erano stati distribuiti a caso dalle hostess, quindi alcuni erano in inglese, ma altri in giapponese o in coreano, in ogni caso era abbastanza semplice capire cosa richiedessero. Una volta atterrati, abbiamo preso una navetta che ci ha portate al luogo del controllo passaporti per gli stranieri.
Usciti dalla navetta una nuvola di disinfettante nebulizzato ci ha spruzzate. Subito dopo abbiamo varcato la soglia dello stanzone dei controlli e ci siamo trovate davanti un uomo munito di mascherina e guanti che indicava dove mettersi in coda. In un primo momento quella parte di aeroporto è sembrata inquietante, faceva molto laboratorio segreto, con tanto di stanza in cui tenere sotto osservazione i possibili malati di MERS. (Per spiegare brevemente … come avrete sicuramente sentito al tg, in Corea in questo periodo si è diffusa un’epidemia arrivata dal medio oriente, quindi il Giappone ha istituito severi controlli per evitare il contagio anche in patria. Per fortuna ora la situazione anche in Corea sembra essere tornata sotto controllo.)
Una volta messeci in coda, abbiamo aspettato il nostro turno per circa un’ora e mezza. Ammetto che è stato molto stancante dopo il viaggio in aereo con uno scalo in cui abbiamo atteso circa sei ore per il volo successivo che era in ritardo. La maggior parte dei turisti in coda con noi erano coreani e se non altro è stato divertente durante l’attesa perché loro ci guardavano incuriositi, così come anche noi osservavamo attentamente loro, spesso tutti tirati e truccati, soprattutto le ragazze, mentre noi sembravamo quattro barbone, completamente distrutte dal viaggio e vestite a caso XD ciononostante qualche pazzo ci ha pure provato, ma del disagio orientale parleremo in un altro capitolo, perché in Giappone da quello che abbiamo visto, se sei straniera, devi aspettarti di tutto XD
Poco prima del nostro turno una signora addetta al controllo aiutava a correggere eventuali errori nei foglietti compilati e indirizzava nella via giusta in cui mettersi in coda. Il controllo consisteva in una foto scattata al momento, rilevamento delle impronte digitali degli indici di entrambe le mani e controllo documenti, oltre al ritiro di uno dei foglietti.
Passato questo controllo siamo andate a ritirare le valigie che per fortuna erano tutte presenti anche se un po’ ammaccate. Prese le valigie abbiamo passato l’ultimo controllo: una brevissima intervista basata sull’ultimo foglietto da consegnare e un altro controllo del passaporto.
Fatto ciò siamo uscite nella zona più esterna dell’aeroporto, dove tutto profumava di disinfettante!

A questo punto abbiamo tentato di seguire le indicazioni della nostra agenzia di viaggio: trovare un uomo vestito di verde che vendesse i biglietti per Namba. Non abbiamo girato molto per constatare che non c’era nessun omino verde, ma, subito davanti all’uscita, c’era un grosso cartello con scritti gli orari e le mete dei pullman. Abbiamo quindi preso i biglietti ad una praticissima macchinetta e siamo salite sul pullman per Namba, partito perfettamente in orario.


foto: http://interestingengineering.com/kansai-international-airport/

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